
In questi giorni festeggiamo l'autunno e ricordiamo i morti con i dolci fatti di pasta di mandorle, eterni, a simboleggiare la vita che dopo la morte gli si aprirebbe.
Sto leggendo, ormai da mesi, L'arte della gioia, di Goliarda Sapienza, un libro che ha avuto recentemente un notevole impatto editoriale anche da noi, essendo stato tradotto al catalano ed allo spagnolo. Saga familiare centrata nella vita di una bambina nella Sicilia del primo Novecento, contiene secondo me tante cose preziose. Oggi ne parlo perché evoca, appunto, le tradizioni legate ai morti, che in Sicilia portavano i doni ai bambini il due novembre. Non per l'Epifania, la Befana del nord, ma in questo periodo dell'anno, per significare che c'era questa continuità necessaria tra la morte e la vita, tra l'ombra e la luce, l'autunno e la primavera.
Di Goliarda Sapienza (che nome, non sembra vero!) mi è piaciuta la Lettera aperta. Molto, forse di più di questo suo Arte della gioia, tradotto in francese come "La joie de vivre". M'è piaciuta la foto della copertina, che riporta la stessa autrice da giovane, ed è per quello che l'ho scaricata da Internet, invece di quella dell'edizione italiana.