Ragazzi, informatevi.
venerdì 18 febbraio 2011
martedì 15 febbraio 2011
Baaría
Torno contenta dopo aver visto Baaría. Ho capito un po' di cose: una delle più importanti, com'è rigida ed insapore la lingua standard, com'è autoritaria in confronto al dialetto, alla lingua viva.
Ho anche capito cos'è un bombardamento sopra la popolazione civile che ha solo un buco dove ripararsi. Non che non lo sapesse, ho avuto da piccola i racconti di mia madre, ripetuti, però oggi l'ho capito come non prima: io ero lì (la magia del cinema?).
Ho goduto con la poesia dei ricordi di un bambino, con la messa in scena, con la ironia e con i sorrisi che scaturiscono dall'ingenuità, dalla verità della gente...
Ho trovato solo la mancanza dello sguardo femminile. Perché non c'è assolutamente la traccia di Dacia Maraini, bagheriota anche, lei, che su Bagheria ci ha scritto --Guttuso non mi risulta, a parte dipingere quel benedetto polpo-- prima che al signor Tornatore gli venisse in mente di farne un film. Strani, questi intellettuali: è che l'esperienza di una bambina non poteva aggiungere niente a quella del bambino? Come putroppo spesso, il punto di vista maschile viene spacciato per l'unico, universale, ed è un punto di vista che ci colloca dalla parte degli oggetti. Belli, ma non soggetti. Occasione persa ancora una volta!
Bella l'ambientazione, belli e bravi i comunisti di una volta, bello il cinema che riesco a capire e a sentire mio. Che felicità!
lunedì 24 gennaio 2011
Fuori classe
"Fuori classe: alla scoperta della scuola Pubblica", leggo in un articolo del giornale. La fiction arrivata ieri in Tv con la ciliegina della littizzeto come protagonista. Un anno di riprese per seguire gli impegni dell'atrice televisiva. Ispirata ad un testo di Domenico Starnone con il figlio Federico come coregista.
Ma perché vedere Fuori classe ti fa subito venire nostalgia di La scuola, firmata Lucchetti? Perché la professoressa Passamaglia, definita come una "donna intelligente, autonoma, ironica" dagli articoli del giornale deva essere nervosa e tesa, guidare come un uomo (cioè, senza smettere di imprecare ed insultare gli altri conducenti, in una Torino poi dove c'è una sola corsia di macchine che procedono tranquille ed ordinate)?
Perché deve, in un solo capitolo:
a) bruciare il pane nel tostapane
b) fare un buco nello schermo della Tv buttandoci addosso il telecomando
c) riuscire a fare cadere l'unica copia delle chiavi di casa nel buco dell'ascensore
d) essere incapace di fare funzionare la macchinetta del caffè a scuola
e) e, quello che è ancora più grave, essere incapace di gestirsi neanche un minuto il rapporto col figlio quattordicenne?
Questo vuol dire essere ironiche, o piuttosto vuol dire fare ridere di sè? E poi mi piace questa scuola dove:
a) Il bidello la fa da padrone assoluto (sapevan tutti)
b) Il vicepreside sembra uscito da un film sulla mafia
c) Anche il giovane precario, ma in giovane e bellino
d) L'insegnante vicina al pensionamento sembra vicina ai settant'anni
e) L'insegnante carina è incasinata
d) Quella d'inglese non riesce a farsi ascoltare dalla classe (ormai diciotteni) neanche per un minuto neanche il primo giorno di scuola ..., e chi più ne ha più ne metta.
Non sono TROPPI luoghi comuni messi insieme?
Che valore ha come immagine della scuola questo squallido panorama?
Come direbbe la mia classe delle sette... Mah!
mercoledì 1 dicembre 2010
perché non mi è piaciuto Io sono l'amore
Che cosa mi fa tornare a scrivere sul mio blog dimenticato? Qualcosa di molto forte: il disgusto profondo per i 120 minuti passati davanti allo schermo della sala 6 del Filmax Granvia dell'Hospitalet, un posto orrendo dove spero di non dover mettere piede nei prossimi mesi e poche volte nella mia vita, il tempio degli acquisti, una mole orrenda traboccante di negozi e locali dove bere e mangiare qualcosa, un centro commerciale costruito con... quali soldi? E con quale scopo? Qualcuno me lo spieghi.
I 120 minuti della mia vita, sprecati, li ho passati a visionare "Io sono l'amore", una favola che ci dice che anche i ricchi piangono e che l'unico personaggio da salvare è la donna russa (immigrante?), che ritorna alla natura patria persa grazie all'uomo della sua vita nell'entroterra di san Remo che si raggiunge dopo non so quante curve con un camioncino fatiscente su cui anche noi abbiamo cavalcato fino a soffrire il mal di mare e i conati di nausea, grazie alla sperimentazione della camera posta sulla spalla, immagino dell'addetto ai lavori.
Faccio una frase così lunga nella speranza di riuscire a farvi venire anch'io il mal di mare, così apprezzano il mio stile di scrittura, come sembrerebbe che dobbiamo apprezzare lo stile filmico...
La finiranno mai questi registi maschi di dirci che l'unica salvezza possibile per noi donne sta nelle braccia di un bel maschio DOC, popolano e contadino, anche se ci prova -grande talento- con la cucina creativa?
Finché noi ci andremo, a vedere i loro film, e ci sia chi ne ammira le fantasie, credo proprio di no.
Non ci andate, che è meglio.
Avanzo di illustrarlo con immagini, caso mai qualcuno lo intendesse come incoraggiamento ad andare a vederlo.
I 120 minuti della mia vita, sprecati, li ho passati a visionare "Io sono l'amore", una favola che ci dice che anche i ricchi piangono e che l'unico personaggio da salvare è la donna russa (immigrante?), che ritorna alla natura patria persa grazie all'uomo della sua vita nell'entroterra di san Remo che si raggiunge dopo non so quante curve con un camioncino fatiscente su cui anche noi abbiamo cavalcato fino a soffrire il mal di mare e i conati di nausea, grazie alla sperimentazione della camera posta sulla spalla, immagino dell'addetto ai lavori.
Faccio una frase così lunga nella speranza di riuscire a farvi venire anch'io il mal di mare, così apprezzano il mio stile di scrittura, come sembrerebbe che dobbiamo apprezzare lo stile filmico...
La finiranno mai questi registi maschi di dirci che l'unica salvezza possibile per noi donne sta nelle braccia di un bel maschio DOC, popolano e contadino, anche se ci prova -grande talento- con la cucina creativa?
Finché noi ci andremo, a vedere i loro film, e ci sia chi ne ammira le fantasie, credo proprio di no.
Non ci andate, che è meglio.
Avanzo di illustrarlo con immagini, caso mai qualcuno lo intendesse come incoraggiamento ad andare a vederlo.
martedì 5 ottobre 2010
martedì 13 luglio 2010
Rosella Milone

Una delle cose più belle delle vacanze: riesco a leggere!
Nel mio solito modo disordinato e felice. Come incontro le amiche: parlo al telefono con una, faccio piani di vederci con un'altra, scrivo una bella letterina elletronica ad una terza, penso che devo assolutamente farmi viva con un'altra ancora... Così con i libri: inizio, mollo, riprendo, rileggo, scopro, lascio a metà...
Ieri notte ho finito il primo dei racconti di Prendetevi cura delle bambine, di Rosella Milone...
(continua in un altro momento)
Nel mio solito modo disordinato e felice. Come incontro le amiche: parlo al telefono con una, faccio piani di vederci con un'altra, scrivo una bella letterina elletronica ad una terza, penso che devo assolutamente farmi viva con un'altra ancora... Così con i libri: inizio, mollo, riprendo, rileggo, scopro, lascio a metà...
Ieri notte ho finito il primo dei racconti di Prendetevi cura delle bambine, di Rosella Milone...
(continua in un altro momento)
sabato 3 luglio 2010
estate
Finito il corso scolastico. Inizia, anche se dal punto di vista dell'amministrazione, i nostri compiti non sarebbero finiti, un anno nuovo con un periodo di riposo e libertà... altri impegni personali e sociali permettendo, naturalmente.
Mi rendo conto solo a corso ultimato quanto sia impegnativo questo nostro lavoro, quanto coinvolgenti i rapporti, come sbaglia che si illude che noi si insegni solo lingua straniera.
Una collega mi dice che il corso estivo va a gonfie vele: l'insegnante (maschio) è indipendente, organizzato, e per di più carino!
Vorrei essere anch'io un bel insegnante che fa sognare le ragazze ... ed invece posso solo essere la mamma delle alunne, seria, un po' brontolona, ormai stanca e ognitanto assillata dalle pretese degli utenti, come spesso vengono chiamati alunne ed alunni.
Pazienza ed affrontiamo la verità. Per ora, buon' estate a tutti.
Mi rendo conto solo a corso ultimato quanto sia impegnativo questo nostro lavoro, quanto coinvolgenti i rapporti, come sbaglia che si illude che noi si insegni solo lingua straniera.
Una collega mi dice che il corso estivo va a gonfie vele: l'insegnante (maschio) è indipendente, organizzato, e per di più carino!
Vorrei essere anch'io un bel insegnante che fa sognare le ragazze ... ed invece posso solo essere la mamma delle alunne, seria, un po' brontolona, ormai stanca e ognitanto assillata dalle pretese degli utenti, come spesso vengono chiamati alunne ed alunni.
Pazienza ed affrontiamo la verità. Per ora, buon' estate a tutti.
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