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martedì 3 maggio 2011

I cinesi sono differenti


[immagine da internet]

Molto tempo fa avrei voluto conoscere scrittori e scrittrici ed essergli amica. Chissà che persone speciali dovevano essere! Avrei voluto anch'io essere una scrittrice. Forse se avessi avuto amici che scrivevano... tutto è cominciare!

Dopo alcuni anni ho provato a leggere scrittori e devo dire soprattutto scrittrici come se fossero delle amiche. Provate a farlo: cambia tutto. Non è che puoi essere amica di ogni scrittore o scrittrice, ma sì di quelli che hai scelto di leggere.

Sono già alcuni anni che i libri che scelgo di leggere sono statti scritti da degli amici. Non nel senso che, mi direte, se ti metti a considerari amici tutti... No, sono davvero i miei amici, le mei amiche, che scrivono dei libri. Questo li fa diventare gente del mestiere, lasciando a parte la diffusione dei loro libri ed il nome che riescano o meno a farsi, che questo è già un altro discorso.

Oggi volevo parlarvi del libro che ha appena pubblicato un amico, Marco Croci, dopo i suoi diversi soggiorni in Cina, con Maria Weber, che della Cina aveva fatto la sua materia di studio senza smettere di provarci però l'incanto, l'ammirazione. Il titolo, "I cinesi sono differenti" --tra di loro? rispetto a "noi" occidentali? Ambedue le cose!--, allude al fatto che per lo sguardo straniero tutti gli orientali sembrano assomigliarsi, così come sarà vera l'affermazione reciproca: anche noi occidentali saremmo sicuramente tutti uguali per gli occhi orientali.

I testi riuniti nel volume percorrono, dall'osservazione di aspetti vari della realtà: la casa, il cibo, arrivo all'aeroporto, ballo in piazza, visita al museo, ... attraverso lunghi e a volte non semplici da percorrere, meandri, altri testi di esperti sulla situazione politica e sociale della Cina, dottrina taoista, testimonianze di altri viaggiatori, riflessioni da esperto coaching imprenditoriale quale è il nostro autore,... fino ad arrivare ad una certa sintesi --sembra-- confuciana, fino ad una certa intesa speranzosa della differenza, mai da rifiutare o da negare, anche se minacciosa, strana, apparentemente a volte anche squallida.

La danza è a volte difficile da eseguire insieme allo scrittore, come se la nostra fatica corrispondesse alla sua prima di aver fatto lo sforzo di elaborare la sua esperienza per rendercela e rendersela comprensibile, ma lui ci è riuscito, chissà se noi lettori e lettrici saremo all'altezza.

A libro chiuso, mi chiedo dov'è la presenza, mai esplicitata se non nella Dedica e nelle parole di apertura, di Maria, e mi rispondo che la sua presenza è ovunque, anche se la sua storia non viene qui narrata --c'era qui, in questa scena, non c'era...? Maria, motore, motrice, matrice di queste storie... Maria, che c'era, eccome, anche lei, in presenza od in assenza.
Materia chissà, di un altro libro, forse un libro che non sarà mai scritto.

martedì 13 luglio 2010

Rosella Milone


Una delle cose più belle delle vacanze: riesco a leggere!
Nel mio solito modo disordinato e felice. Come incontro le amiche: parlo al telefono con una, faccio piani di vederci con un'altra, scrivo una bella letterina elletronica ad una terza, penso che devo assolutamente farmi viva con un'altra ancora... Così con i libri: inizio, mollo, riprendo, rileggo, scopro, lascio a metà...

Ieri notte ho finito il primo dei racconti di Prendetevi cura delle bambine, di Rosella Milone...

(continua in un altro momento)

giovedì 18 marzo 2010

stefano benni

Guardate ed ascoltate l'intervista con Stefano Benni che oggi pubblica Vilaweb

venerdì 27 novembre 2009

la memoria dei vivi

Per un fortunato caso, cioè, grazie ad un'alunna della scuola che lavora in una casa editrice, ci sono arrivate delle novità in tre lingue, tra cui l'italiano, e così ho potuto leggere dei libri che non avrei mai trovato da me. Uno di questi, La memoria dei vivi, di una tale Rosella Milone, napoletana, appena quarantenne o quasi, che in tre racconti lunghi mi ha affascinato, e questo dalla prima pagina. Sono felicissima di averla letto e la aggiungo alle mie scrittrici "di famiglia", quelle che medicano e curano come non lo fa il medico -o la dottoressa- della mutua.

Ci vedo un modo di scrivere, che non è solo uno stile, ma uno sguardo sulla realtà, sulle cose che succedono o non succedono, diverso, ... Si fa in fretta a dire e non è facile da spiegare, ma queste scrittrici per me giovani guardano la realtà con occhi diversi, perché la vivono in modo diverso, perché la realtà è profondamente cambiata, e loro ne danno testimonianza forse di più rispetto ai loro colleghi maschi. Penso alla Parrella e penso alla nostra Moure, tra cui a livello inconscio stabilisco un legame. Diverso da some la guardavano le scrittrici della nostra o della generazione anteriore, le nostre mamme o le nostre nonne. Difficile da spiegare in un post ma io lo percepisco così e saprei spiegarlo se proprio dovesse farlo. Mi sono davvero goduta la lettura insomma.

domenica 1 marzo 2009

Perdere per guadagnare

Da quando ho incominciato a leggere libri scritti da amiche ed amici, ho scoperto che si legge in modo molto diverso quando conosci ed hai un qualche rapporto positivo con l'autore o l'autrice, di modo che alla fine sono arrivata a leggere i libri che davvero m'importano come se fossero scritti da mani amiche ed è così che mi sembra di capirli meglio e di gustarli in un modo più intenso.

Inizio così un piccolo commento della mia ultima lettura, questa volta non in italiano, scusatemi, Perdre per guanyar, di Montse Barderi, con chi condivido tra altre cose (che ho scoperto leggendo il libro) l'appartenenza alla Fondazione Maria-Mercè Marçal e, naturalmente, la passione per la sua opera e per quello che viene chiamato il suo compromesso con la vita, con le donne, con la lingua, con le parole.

Perdre per guanyar è sì un libro di self-help, ma non è solo questo. C'è riflessione (molta), c'è senso dell'umore, c'è filosofia e c'è letteratura. C'è una voce vera che parla in prima persona, la voce di una donna che ha conquistato le scoperte che ci offre e la strada che ci spiega di aver percorso. C'è ironia ed autoironia, c'è umiltà e c'è un tocco di grazia.

Io l'ho letta come ho letto la Parrella, la Ginzburg e la Maraini, la Morante e la Weil, tra altre, come amiche, come un'amica. E come con loro ne sono contenta e le sono grata.

lunedì 29 dicembre 2008

Caro Michele, cara Natalia


[Natalia con il primo marito, Leone Ginzburg. Da Internet]

[foto da Internet]

Ho ri ri ri letto Caro Michele, per montare un aaaltro controllo diverso di quello che avevo pronto dall'anno scorso, giacché gli studenti di quest'anno, più impegnati o più che-ne-so-io, mi hanno fatto capire in modo abbastanza chiaro che non gradiscono il troppo lavoro o i compiti troppo fantasiosi cui io sono affezionata. Per rendere loro facile la vita da studente d'italiano, eccomi ad inventare un controllo diverso, il che spiega la mia, per altro sempre piacevole ri ri rilettura del romanzo.

Mi succede alla mia provetta età che più rileggo e più cose vengo a scoprire. Per esempio, che Adriana, la madre di Caro Michele, non scrive come molta letteratura ci dice che una madre dovrebbe scrivere, ma non per questo mi sembra meno madre, meno credibile come madre. Mi viene in mente questo commento perché, affissa alla mia edizione, che sarebbe l'ultima uscita, ci sono delle parole di Erri de Luca: eccoci uno scrittore quasi canonico (o no?) che parla della scrittrice canonizzata, permettetemi il gioco... "Solo strappandosi di dosso i panni di madre...".

Non vi siete accorti che quando un personaggio letterario creato da una donna sorprende perché non è quello che uno si aspetta, cioè, l'archetipo creato da una letteratura scritta soprattutto da uomini (e quanto han parlato gli uomini della Madre!), i lettori intelligenti dichiarano che quello non è una madre, non è una donna, è migliore, più brava, più intelligente, perché non è possibile che una cosa che solo una donna puòe essere, cioè, in questo caso, una madre, sia una cosa buona.

O non è così?

Beh, mi piace questo personaggio femminile, questa Adriana, e mi piacciono questi altri personaggi femminili, nè sante nè eroine, contradittorie, complesse, riflesive o spontanee, vere.

Sono molto grata a Natalia, anche per questo suo Caro Michele.

domenica 5 ottobre 2008

letture delle vacanze (3)


[foto da Internet]

Vivo ancora delle letture delle vacanze...
Perché la mia vita ormai consiste -e so che non sono un caso eccezionale- in: spesa, cucina, ordine, telefonate ed altre commissioni, posta, pranzo, macchina -e meno male che con i miei orari filo dritto per le Rondes sia all'andata che al ritorno- scuola, quattro ore di fila in classe con i soliti dieci minutini in cui sgrannocchio un biscotto, finisco i sugus dei benvenuto agli alunni del primo anno, mi sparo le ultime oranonmivieneilnome del compleanno di H., rimonto in macchina, cena, doccia (o no), pijama, due paginette e... nanna, a domani!

Che vita, questa vita!

Torniamo però alle mie riflessioni sulle letture...
Tra le scrittrici continuo a preferire quelle del Novecento, che ci posso fare? mi rendo conto che ci sarà un'affinità generazionale. Non riesco a prendere sul serio questi romanzi che fanno successo (e più di venti edizioni), di lettura "facile" e veloce... Sì, ne riconosco i meriti, ma non mi interessano più di tanto.

Invece mi affascinano le signore del novecento, quelle che avrebbero potuto essere le nostre mamme.

Un'altra scoperta: Alba de Céspedes (nella foto poco piú che bambina), che non conoscevo. La mia lista di italiane che bisogna leggere assolutamente si allunga.


Sabato sono stata con un gruppo dell'Incontro tenutosi in quei giorni alla UB, a Romanyà, dove ha passato gli ultimi anni un'altra vecchia signora delle lettere, la nostra Mercè Rodoreda. I frammenti che un'atrice ci leggeva man mano che si avanzava nell'itinerario che ci portò attraverso i luoghi chiave del paese ci riportavano lo sguardo lucido e tremendo di chi non solo ha scritto La piazza del Diamante.

Ma ora devo tornare in cucina, ecc.

giovedì 25 settembre 2008

letture delle vacanze (2)

[foto, naturalmente, da Internet]

Un'amica mi ha manda Rossovermiglio, l'opera prima di Benedetta Cibrario. Dice che l'ha preso per la copertina con l'intuizione che mi piacerà... o che mi potrebbe piacere.

Ed io mi godo questi ultimi giorni di libertà di leggere (dopo dovrò leggere i temi degli alunni) ed ecco che l'ho già finito e passato a mia figlia, che ha un mucchio di libri sul comodino, tanti consigliati da me.

Non so se mi è piaciuto. Sì e no.
Mi è piaciuto il come ma non il cosa.
Mi spiego?

Forse -pensavo tra me e me- che a me garba (mi è venuto spontaneo questo verbo, che credevo dimenticato, dagli anni passati in Toscana), a me garba dicevo più che all'autrice il suo personaggio principale, questa donna che si ribella ma tutto sommato, ci viene a dire la voce narrante, forse non ne è valsa la pena. Ma, dico io, una autrice non dovrebbe diffendere il suo personaggio protagonista?

Si accettano opinioni al rispetto.

venerdì 19 settembre 2008

letture delle vacanze (1)

[foto da Internet]
Mentre fuori finalmente piove e piove che Dio la manda e mi trovo già al 20 settembre (dall'1 al lavoro)
mi decido a scrivere due righe in questo blog abbandonato da ormai metà luglio, che l'erba c'è cresciuta anche se non si vede ma sulle mie dita ed in testa direi di sì, perché faccio fatica a scegliere su che cosa parlare al ritorno, e perfino a decidere se veramente son tornata o sono ancora via e lì voglio rimanere, cioè ancora non so se voglio o no continuare a scrivere... su che cosa poi? ed a fare scrivere... chissà, dipende, devo guardare in faccia la gente dei miei gruppi. Come faccio a sapere se a loro piacerà scrivere o no?

Intanto che ci penso mi è facile ripescare alcune delle... letture, naturalmente, piacevoli dell'estate e di quelle parlerò.

A Babelia, il supplemento del sabato di El País, devo di avermi fatto conoscere Simonetta Agnello Hornby, intervistata direi in primavera. Ho cercato su Internet i suoi titoli e me ne sono procurata un paio.

È stato un vero piacere. Mi sono inbattuta in una narratrice di lungo respiro, tradizionale tanto per intenderci, con lunghe storie di saghe famigliari alla vecchia cara maniera. Intelligente ed agile, credibile e con un pizzico d'ironia, sa fare giustizia ad ogni personaggio, cioè, lascia spazio perché ognuno esponga le proprie ragioni, la propria posizione, ma è allo stesso tempo chiara nei giudizi.

Questa Sicilia così spesso argomento letterario (ma che densità di autori in nell'isola!), bellissima e soffocante, in modo particolare per le donne come questa zia marchesa dai capelli rossi e dalle origini misteriose.

Son contenta di aver trovato un'altra autrice di cui cercherò altri titoli, un altro pezzettino del mosaico che pian piano si va formando, il mosaico del senso della realtà che troviamo spesso nei libri.


Ve lo consiglio.






sabato 21 giugno 2008

Premio italiano per Imma Monsó



[foto da Internet]

La mia amica Brunella Servidei, traduttrice di Rodoreda e Marçal all'italiano, mi manda questa notizia aggiungendo: Vedrai che la Monsó piacerà anche da noi!

Complimenti!

Alla Monsò il Premio Scrivere per Amore | 2008-06-10

Imma Monsò con Un uomo di parola edito da Neri Pozza ha vinto la XIII edizione del Premio Letterario Internazionale “Scrivere per Amore”. La giuria ha deciso all’unanimità di assegnare il Premio al romanzo di Imma Monsò con la seguente motivazione:“Il romanzo di Imma Monsò, Un uomo di parola , risponde pienamente all’intento e alle ragioni dello statuto stesso del Premio: una storia di amore e di morte, prima vissuta e poi narrata in prima persona, ma senza mai cadute melodrammatiche o eccessi sentimentalistici; una trama condotta con perizia di scrittura e con estremo equilibrio su un intreccio avvincente di amore e di morte, con esiti persino leggeri e gioiosi a dispetto della vicenda drammatica narrata. Un’elegia dell’amore ad alta caratura, che non si consuma nella noia dei giorni, ma che dai piccoli fatti della normalità trova linfa per potenziarsi e rinnovarsi. Una speranza, insomma, per quanti si ostinano ancora oggi a credere che possa esistere l’amore che dura”.

Il premio verrà consegnato all’autrice mercoledì 11 giugno 2008 alle ore 17,30, Sala Farinati, Biblioteca Civica, Verona.

Imma Monsò

Un uomo di parola
--> ISBN 978-88-545-0210-9
Pagine 256
Euro 15,50

venerdì 20 giugno 2008

Elsa Morante e gli alibi

Tra il mucchietto di libri che durante l'anno non posso leggere, ho recuperato un piccolo volume di poesie, Alibi, di Elsa Morante. Continuo a muovermi in treno e così mi posso permettere il lusso di leggiucchiare qualcosa di non riguardante in modo diretto il lavoro che faccio.
Non avevo mai letto poesia della Morante, ma invece sono rimasta affascinata da La storia. Dopo ho letto L'isola d'Arturo, un libro di saggi Pro e contro la bomba atomica, e finalmente Aracoeli, che sarebbe poi l'ultimo dei romanzi pubblicati.
Comunque era della prefazione di Cesare Garboli di cui volevo parlare. Garboli, critico affermatissimo nel genere biografico, fa delle ipotesi sul titolo: di quali "alibi" si tratterebbe? E conclude lasciandoci con l'impressione che la Morante avesse un solo argomento da rimuovere e sotituire con la letteratura: la sua maternità non vissuta nella vita reale.
Ora, c'è da dire che la prima volta che ho assistito ad un incontro sull'opera morantiana, mi ha sorpreso l'assenza di accenni all'argomento della maternità, della femminilità vissuta in un certo modo doloroso, del ragazzo -sempre maschio- eroe di tutti i romanzi...
Ho notato quest'assenza, ma da qui a farne la chiave d'interpretazione di un libro di poesia tra cui i soggetti sono gatti amori ed altro, ci scorre molta acqua, secondo me.
Ci pensavo oggi mentre salivo i duecento scalini che portano all'EOI dell'Hospitalet, ... proprio oggi, che si sta tenendo, ho scoperto davanti al computer, quest' Incontro Elsa Morante ad Almería. Proprio oggi!
Ho una qualche telepatia con Elsa?!

Intanto, al Palau della Generalitat si terrà stasera un Omaggio a Maria-Mercè Marçal, a dieci anni dalla morte.

... Ed io in commissione d'esame per il concorso! Governo ladro, come si suol dire...

[foto da Internet]

mercoledì 11 giugno 2008

Complimenti Montserrat Abelló

Tornata da Madrid ho letto su Vilaweb che era stato conferito per unanimità il Premi d'Honor de les Lletres Catalanes a Montserrat Abelló. Sarà la terza donna ad avere questo premio in... quarant'anni. Le altre scrittrici precedentemente premiate sono state Mercè Rodoreda e Teresa Pàmies. Tre donne e trentasette uomini. Sarà vero che la qualità letteraria è così distribuita dalle nostre parti?

Beh, questo è senza dubbio un riconoscimento più che meritato ad una traiettoria come poeta, come traduttrice, come donna di lettere. Lei ci scherza sempre sopra , facendo notare come altre donne avrebbero meritato i riconoscimenti che lei raccoglie anche perché ha vissuto più a lungo di altre come Maria-Mercè Marçal e le fortunatamente viventi Carme Riera o Maria Barbal.

Parlando dei festeggiamenti, più che meritati, indetti durante tutto l'anno, per Rodoreda, recentemente proprio Montserrat mi faceva notare come le scrittrici sembrano TUTTORA fare più fatica ad avere un riconoscimento nell'ambito letterario e sociale, e fanno più fatica a durare nella memoria collettiva... percui, ben vengano gli "Anni Rodoreda", anche se temo che non siano previsti per ora festeggiamenti simili a nessuna scrittrice. Rodoreda è una grandissima, non è solo l'autrice de La Plaça del Diamant, ma di altri romanzi, racconti, poesia e teatro, tra l'altro, pocchissimo rappresentato fino ad oggi. Tradotta ed aprezzata anche in Italia e non solo.

Ho già scritto su Rodoreda, un libricino e qualche articolo, e non intendo aggiungere altro, ... ma le mie alunne discole si ricordino che posso capitare un'altra volta, magari prima di quanto pensano, come loro insegnante!

Ecco ... Uomo avvisato, mezzo salvato.

(E la donna?)

mercoledì 23 aprile 2008

Book sharing all'EOI Esplugues

La nostra coordinatrice didattica ci ha organizzato questo sant Jordi un'attività nuova: una specie di book sharing con tutti i libri concentrati su un tavolo e degli scaffali finto orientale. Io ne sono felicissima. Ho già letto 84 Charing Cross Road di Helene Hanffs.

Avevo visto l'opera teatrale della Coixet che vi si ispirava, ora il libro l'ho goduto ancor di più. Non c'è solo la coppia protagonista della pièce, ma una rete di rapporti che si creano intorno a quest'americana amante dei libri vecchi. Mi è anche piaciuto anche il modo come cambia il linguaggio via via che avanza il romanzo, se romanzo si può chiamare (io direi di sì) questa raccolta di lettere.

Il volume era presentato in inglese, ma la lingua del testo è il catalano.

Il secondo libro che sto leggendo è Vendredi et la vie sauvage, reduce sicuramente di una lettura obbligatoria di un ... secondo? di francese. Non è munito di nessuna prsentazione, ahi ahiai!

Mi sto godendo l'esperienza, insomma.

Buon sant Jordi!

venerdì 8 febbraio 2008

Ragionevoli dubbi

`[foto da Internet]

Oggi pomeriggio sono andata ad un incontro dei vari programmati in occasione della BCNEGRA, manifestazione incentrata sul romanzo giallo. Oggi riuniva in una tavola rotonda due italiani, Gianrico Carofiglio e Giancarlo de Cataldo, tutti e due pugliesi, tutti e due magistrati anti mafia in esercizio del loro mestiere ed autori di romanzi di successo. Il terzo invitato era un greco, Petros Markaris, "papà" del commissario Kostas Jaritos. Dei tre devo dire che io conoscevo solo Carofiglio, alle prese con il romanzo di cui faccio vedere la copertina.

Devo dire che a me piace vedere gli autori che mi interessano, sentirli parlare, almeno una volta nella vita; mi sembra un'occasione da non perdere. Voi non avresti voluto, che ne so, una volta almeno sentire parlare, uno dei vostri autori preferiti, vissuti cent'anni fa o duecento? Ed allora, coi contemporanei, perché ne perdiamo l'occasione?

Vi confesserò che io una volta ho inseguito (sì, questa è la parola) Patricia Highsmith. Ero con un'amica e si passeggiava per il carrer Jaume I. Lei alloggiava al Colón, in fronte alla Catedral, era in città per un incontro legato alla sua attività letteraria, di cui eravamo al corrente. Ed allora, quasi senza proporcelo, abbiamo giocato a rincorrerla. Discretamente all'inizio, poi in modo più sfacciato,... abbiamo lasciato che se ne accorgesse, che si girasse per vedere se eravamo ancora lì. Ci sentivamo dentro ad un suo romanzo. Per le stradine del Gòtic l'abbiamo accompagnata, sorridendo e ridendo fino all'albergo. Lei ci è entrata ed è finita lì.

Beh, raccontavo però di oggi.

Il titolo della tavola rotonda era "La corruzione è inequivocamente mediterranea?" ed in conseguenza s'è parlato di mafia, di democrazia, di stato, di terrorismo, di paura, dell'Italia e della Spagna... Non si è quasi parlato di letteratura, secondo me ... e purtroppo. Anche gli interventi del pubblico (tante uomini e solo due donne hanno detto qualcosa) premevano in una sola direzione.

A me interessava come uno che fa il magistrato può allo stesso tempo fare lo scrittore. Come cambia il rapporto con il tuo ambiente di lavoro, con i colleghi, con gli imputati quando "scrivi" anche sull'ambiente di lavoro, sulla giustizia, sugli imputati e sui colleghi... Non ho dubbi sul fatto che il tempo per fare "altre cose" si trova sempre, come ha detto il de Castaldo, ma la mia era una curiosità un po' diversa.

Carofiglio ha detto che infatti all'inizio c'era chi pensava che i suoi romanzi, glieli scriveva... la mamma! essendo scrittrice anche lei, e sicuramente prima di lui.

Grandi risate tra il pubblico. Sapevate che della Rodoreda è stato detto che era il suo compagno Joan Prat a scrivergli i suoi libri? E di quante altre donne? E quante donne hanno scritto quello che mariti, fidanzati e fratelli hanno poi firmato per loro?

Beh, l'ho fatto notare al Gianrico prima di chiedergli di stampare la sua firma a pagina 107 del mio esemplare di Ragionevoli dubbi, col nome della mamma, certamente: Enza. L'ha fatto. "Questa è una dedica un po' speciale", mi ha detto. Sì. Non aveva la faccia di uno che pensa "Matta da legare". E mi ci ha disegnato due occhietti, un naso ed una bocca che ride. Con la data di oggi.

Uscendo mi sarei presa a schiaffi: Enza... cosa? Così, senza cognome, non la troverò mai, questa signora, su google! Accidenti a me e a chi non permette di passare il proprio cognome ai figli scrittori, almeno se tu sei scrittrice!

Già in casa, la trovo: ha avuto l'accortezza di firmarsi Enza Nuovo Carofiglio, aggiungendo il nome che presumo del marito. E così la rintraccio e, anche lei! ve la linko.

O, mi raccomando, non dimenticate di aprirli -e leggerli- tutti, i link!

domenica 20 gennaio 2008

il verdetto

[foto da Internet]
Un amico (americano, sposato con una cara amica bresciana) mi ha regalato a Natale, suggeritogli naturalmente da sua moglie, che sa i miei gusti letterari: l'ultimo libro pubblicato da Valeria Parrella.

Così come mio figlio mi ha regalato l'enesima Amélie Nothomb -in francese-, a suggerimento di sua sorella, ora che ci penso. Brave (le suggeritrici).

Beh, Il verdetto sarebbe una narrazione corta, cortissima, o un lungo monologo teatrabilizzabile, in cui parla, solenne sicura e seducente, la donna di un boss. Non saprei dire se mi è piaciuto il testo, mi stupisce la capacità di accettare sfide dell'autrice, o di porsi in imprese alquanto rischiose. Chi avrebbe osato di fare parlare una donna di quelle che non hanno voce,e non solo in letteratura, ma solo lacrime e sentimenti mai espressi? Una di quelle donne che soffrono, acettano, taciono, odiano ed amano ma mai e poi mai parlano?

La donna di questa narrazione parla e lo fa in un tono, non sottomesso, non debole, un tono che non dubita ad affermarsi come tragico, indossando i panni di Clitemnestra. è così che il suo uomo diventa Agamennone ed il tutto prende le tinte di una tragedia greca.

Osé, la Parrella, niente da dire. Chissà quante altre cose ha da scrivere 'sta Valeria. Si starà a vedere. Od a leggere.

Ed io sono riuscita a fare il mio bravo post da fine settimana, altrimenti i miei alunni pensano che sono solo brava a fare lavorare loro. Grazie, David!

giovedì 3 gennaio 2008

ancora su letteratura femminile

Ancora su Goliarda Sapienza e la sua Gioia di vivere, tradotta in catalano per "art de viure" ed in castigliano per "placer de vivir", chissà perché. Strani, gli editori, che sono chi sceglie i titoli dei libri tradotti... Ancora su Goliarda e Rodoreda e queste donne che scrivono o che hanno scritto.

Un'osservazione da lettrice: nella letteratura si costruisce il propio desiderio, dicono, cioè, quello che vorresti che fosse ma non è nella vita "reale", in letteratura può essere. Così Rodoreda nella sua Piazza del diamante fa che la protagonista femminile sposi, in seconde nozze, un uomo a cui deve tante cose: un uomo che la riscatta dal pozzo nero della fame, dalla povertà più assoluta, dalla disperazione e che, per di più, la ringrazia continuamente. E lei deve imparare a ringraziare lui (cosa che riesce a fare solo alla fine del libro). Voi lettrici che mi leggete: da quanti uomini siete state ringraziate nella vostra -corta o lunga- vita?

Andiamo avanti, e due) un'altra osservazione da lettrice: Rodoreda fa che la sua Colometa incontri un uomo capace di farsi carico dei suoi figli (di lei non di lui). Nella vita reale questo non fu così. Goliarda fa che la sua Modesta arrivi alla cinquantina in compagnia di figli già cresciuti, avuti da due uomini diversi, figli di amiche od amanti, nipoti... Nella vita Goliarda non ebbe mai un figlio e direi che è vissuta sola od in coppia ... Anche Elsa Morante esprime nella letteratura il suo struggente desiderio di maternità: questi ragazzini (sempre maschi!) belli, puri, disegnati con un lirismo tremendo... questo amore materno dalle mille sfumature sensuali... Nella loro letteratura realizzavano i sogni che nella vita non avevano rischiato di avverare.

Una terza ed ultima osservazione. Leggo La gioia di vivere, La piazza del diamante, Lessico familiare, La storia. Goliarda, Ginzburg, Morante ci parlano di un'Italia, Rodoreda di una Barcelona in guerra, degli anni del fascismo, della seconda guerra mondiale, dell'esterminio, ... visti dagli "interni", dalle case delle persone, dal retroscena. Non è il fronte, non sono i soldati e la morte, ma la vita di tutti i giorni che lotta per andare avanti. Questa è la narrazione che preferisco. Penso ai romanzi di guerra: morti, feriti, scomparsi, battaglie, distruzione. C'è tutto questo in questi romanzi femminili, ma c'è anche la continuità, la speranza, la resistenza, la vita.

Non so se mi sono spiegata...

martedì 1 gennaio 2008

primo gennaio duemilaotto

(foto da Internet. Anatre a destra, prese dal web della Fundació Mercè Rodoreda, opera pittorica della scrittrice :"Tre curiosi")


Buon Anno nuovo. Oh, mi raccomando, non dimenticate di mangiare le lenticchie del primo dell'anno, almeno una cucchiaiata! Si dice che portino soldi...

Nel duemilaotto nel nostro piccolo e selvaggio paese, a dirlo con le parole di Espriu, renderemo omaggio alla scrittrice più tradotta e perciò più conosciuta oltre le frontiere, Mercè Rodoreda. Si succederanno rappresentazioni, atti accademici, omaggi popolari...

Cosa ne direbbe lei di tutto questo incenso? Mah, sicuramente ci consiglierebbe di rileggere i suoi testi, che non si esauriscono con La piazza del diamante, Aloma o Specchio rotto, tradotti da Anna Maria Saludes e Clara Romanò, che non sono però gli unici
traduttori all'italiano. Poco fa ho avuto la fortuna di conoscere la (coraggiosa!) traduttrice di La morte e la primavera, la mia ormai amica Brunella Servidei.


C'è un "prima" e un "dopo" gli scrittori che veramente contano. Rodoreda ha aperto strade nuove per tanti autori ed autrici che dovrebbero riconoscere il loro debito. Per quanto riguarda me, posso dire che io ho imparato a leggere grazie a lei: lei mi ha insegnato come si passa dalla letteratura alla vita e dalla vita alla letteratura. Niente di più, niente di meno. E gliene sono grata.

venerdì 28 dicembre 2007

La lettrice caotica e felice

Per prima cosa vi dirò che sono in vacanza! Vacanze scolastiche di natale. Per questo motivo posso scrivere sul blog come se nessuno mi leggesse ... lo so che vi sembrerà strano, ma è così. Mi sembra che posso scrivere cose anche assurde che mi passano per la testa, che non sono in servizio, sono solo io, con le mie manie lettrici, per esempio.

Devo rettificare il mio giudizio su L'arte della gioia, di Goliarda Sapienza, di cui allego foto tratta da Internet.

Ormai sono mesi, che condividiamo stanza da letto, nel senso che ce l'ho nel cesto di vimini che contiene i libri che prendo da leggere prima di addormentarmi quando non crollo nel letto stanca morta. Sono una lettrice disordinata e felice, come scriveva Montserrat Roig, leggo un mucchio di libri allo stesso tempo, ma del resto faccio così tante cose nella mia vita: cucino, guido,penso, scrivo, parlo... e riesco anche a finire lavori ed impegni. Beh, il romanzo, dicevo... Ce l'ho e ne leggo un po' di pagine, e così mi passano i mesi.

Siamo diventate amiche, io e Modesta, la protagonista, anche se devo dire che il nome non mi piace: mi sembra sbagliato, come mi sembrano sbagliati tanti nomi di personaggi in questo romanzo. Ricordo averlo sentito dire ad un nostro illustre scrittore che ha tutto il mio rispetto ed ammirazione, Jaume Cabré: bisogna stare molto attenti col nome dei personaggi; attenti a sbagliare perché un nome sbagliato li fa ... poco credibili, e sei finito (tu, autore). Ebbè, Goliarda ha sabgliato il nome di tanti personaggi, ha fatto tanti errori, per esempio questi dialoghi teatrali a volte forzati, questi cambiamenti della persona narratrice improvvisti, ceh si capiscono poco e che sono... immotivati; ha scritto troppo (oppure è stato pubblicato senza dare una bella forbiciata qui e là, ma capisco che questo lo poteva fare solo lei, l'autrice...) li vedo, gli errori, ma a questo punto ma non m'importano un granché. Tra lei e me, c'è amore e basta.

È un po' di tempo che ho imparato che leggo in modo molto diverso quando leggo il libro di un'amica, oppure dovrei dire che devo leggere (i libri che voglio leggere, chiaramente) come se fossero stati scritti da un'amica -o amico-. Provateci anche voi, l'esperienza è completamente un'altra!

Mi sembra un'autrice che si mette in gioco, che rischia, che parla di sè, mi ci rispecchio como solo lo posso fare nella letteratura femminile; mi sembra che ognitanto arriva ad un'altezza poetica rara; mi piace insomma come scrive e tante cose di quello che dice.

Non siamo sempre d'accordo, non pensate... ma anche di quello mi importa poco. Ognitanto sottolineo le cose che mi piacciono

Sento già la nostalgia che mi prenderà di sicuro quando avrò finito il libro. Dovrò ricominciare a leggerlo o cercare un suo altro titolo.

Questa è una delle cose che mi rendono felice in vacanza ...

lunedì 22 ottobre 2007

letture

Un'amica di Milano ci ha portato questo agosto un romanzo giallo di un'autrice per me sconosciuta: Fiorella Cagnoni. Ci ha detto che lei la conosceva, che ci poteva piacere, che era carino...

Mi è piaciuto, infatti, ed attraverso un web che spedisce libri anche all'estero, ho chiesto altri due romanzi della Cagnoni. Sto leggendo il secondo. Non sarà la migliore scrittrice del mondo, ma per me è il libro che ho più voglia di leggere prima di dormire.

Mi diverte la freschezza con cui presenta il mondo femminile di Alice, la detective protagonista, piena di donne a cui telefonare per chiarire le sue intuizioni da investigatrice dilettante che ne capisce di più dei professionisti, naturalmente.

Mi piace l'affermatività dei suoi giudizi, il senso dell'umorismo, come cerca un senso nei minimi gesti quotidiani degli altri personaggi, ... Il finale del primo romanzo che ho letto mi ha lasciato un po'... perplessa. Vi racconterò cosa succede con questo.

mercoledì 30 maggio 2007

il primo amore non si scorda mai


"Avevo dieci anni e Lei era la mia professoressa di matematica...", no, proprio non vi voglio parlare del primo amore, ma del primo libro che ho letto in italiano. Il primo libro intero, che mi sono scelta da sola, che nessuno mi ha obbligato a leggere, che ho trovato, non saprei più dire come e che sono risucita a finire.


Non per caso, il libro era Una donna di Sibilla Aleramo... Che l'abbia comprato per il nome dell'autrice (completamente a me sconosciuta in quel momento)? Leggendo la sua vita / il suo romanzo ho pensato subito a una delle nostre autrici che io ho amato in seguito moltissimo, Mercè Rodoreda, anche se come stile era un'altra cosa.
Ricordo la felicità di essere riuscita a leggere ed a godermi la lettura di un libro intero... Il primo libro non si scorda mai. Anche se dopo ne sarebbero arrivati tanti altri, che mi avrebbero forse emozionato, coinvolto, divertito, toccato di più ...
"Pobrecita mía", diceva la mia amica Beatriz parlando di Sibilla, pobrecita mía. Qualche motivo aveva; ne parlerò forse in un'altra occasione.