giovedì 28 giugno 2007

una lettura

Appena ricevuto l'invito a leggere un articolo interessante su una pagina che vi consiglio:

Eccolo: http://www.comunicant.info/spip.php?article192


mercoledì 27 giugno 2007

la casalinga cinquantenne

(foto da Internet: http://www.cuocaadomicilio.com/chisono.htm)


Gli insegnanti di adulti avranno già capito di che cosa sto per parlare quando mi riferisco alla signora quarantenne (o cinquanta-) che frequenta i corsi di lingue. O di macramè, ... inizia il luogo comune, restauro di mobili o scrittura autobiografica. Beh, questo è vero, ... e allora? Perché dovrebbe "valere di più" (da quale punto di vista?) un corso di lingue di un corso di ikebana?


Accettiamo che nei nostri corsi ci sono più donne che uomini. Non è vero che loro, gli uomini, stianno "lavorando". Lavorano anche le donne, ed invece trovano il tempo e la voglia di incontrare altre persone, di esporsi a sbagliare, di mettersi in gioco, di imporsi dei compiti, di stabilire nuovi rapporti... perché tutto ciò trovano nelle aule, oltre alla lingua. Quarantenni, trentenni, ventenni che siano.

Non è vero che abbiano più problemi di apprendimento dei maschi della loro età, e neanche delle donne più giovani. Possono essere invece più partecipative en classe, sono più motivate e più emotivamente coinvolte. Chi ha degli adolescenti cupi nell'ultima fila, stanchi morti dopo tutta una giornata scolastica, sa di che cosa sto parlando... Ma i luoghi comuni continuano a funzionare.

Ed io li contesto. Anche perché sono una meravigliosa, naturalmente, cinquantenne anch'io!

martedì 12 giugno 2007

un regalo

Non sempre gli allegati ai messaggi elettronici sono un regalo. Barzellette in forma di PPS, catene di sant Antonio che sei obbligata a non rompere se non vuoi procurarti una disgrazia, foto truccate, che a volte ti arrivano duplicate o pluriplicate...

Lo è questa volta il link che mi arriva da un'alunna ad una settimana dalla fine delle lezioni:

http://video.stumbleupon.com/#p=nozbnjd7oa

Dateci un'occhiata. Devo dire che all'inizio ho trovato un po' mostruose, queste faccie che cambiano fino a diventare ... altre, ma poi sono entrata nel gioco affascinante degli sguardi ed i sorrisi di queste donne che ci guardano dalle loro cornici ... ora in movimento.

mercoledì 30 maggio 2007

il primo amore non si scorda mai


"Avevo dieci anni e Lei era la mia professoressa di matematica...", no, proprio non vi voglio parlare del primo amore, ma del primo libro che ho letto in italiano. Il primo libro intero, che mi sono scelta da sola, che nessuno mi ha obbligato a leggere, che ho trovato, non saprei più dire come e che sono risucita a finire.


Non per caso, il libro era Una donna di Sibilla Aleramo... Che l'abbia comprato per il nome dell'autrice (completamente a me sconosciuta in quel momento)? Leggendo la sua vita / il suo romanzo ho pensato subito a una delle nostre autrici che io ho amato in seguito moltissimo, Mercè Rodoreda, anche se come stile era un'altra cosa.
Ricordo la felicità di essere riuscita a leggere ed a godermi la lettura di un libro intero... Il primo libro non si scorda mai. Anche se dopo ne sarebbero arrivati tanti altri, che mi avrebbero forse emozionato, coinvolto, divertito, toccato di più ...
"Pobrecita mía", diceva la mia amica Beatriz parlando di Sibilla, pobrecita mía. Qualche motivo aveva; ne parlerò forse in un'altra occasione.

sabato 26 maggio 2007

errori simpatici


Quando impariamo una lingua sfruttiamo anche la nostra capacità di creare parole ad immagine e somiglianza di quelle che abbiamo nelle lingue che conosciamo. Così non solo cerchiamo di riprodurre strutture conosciute ma anche di richiamare parole o pezzi di parola che ci suggeriscono qualcosa...


Negli ultimi esami orali i miei studenti (per lo più studentesse) mi hanno ricordato questo comportamento. Scelgo le invenzioni più carine tra le parole nuove che costruiscono in itallà (castellà + italià) o en cataliano (català + italiano). Tante volte le loro invenzioni "funzionano", cioè, sono davvero parole italiane con quel senso che loro vogliono darli... Questa volta mi hanno parlato di una verdura surgelata particolare, i pisolini. Una verdura piuttosto asonnata... Una seconda allieva mi racconta di fare un' insalata mista con i pomeriggi. D'estate, immagino, così viene più saporita...


Non rido mica: ricordo i miei propri errori quando imparavo anch'io l'italiano. Avevo inventato l' orsopucchino, un orsacchiotto decisamente piccolo e carino e l'arondine, un uccellino che non fa aprimavera, penso.


Credo che quelli della foto siano un tipo d' arondini. Rondinoni?


La foto è di Maria Rosa Puente, Madrid-Tarragona.

domenica 20 maggio 2007

volete cantare?

Questo fine settimana ci visita un coro di Bologna. Dirindina canta anche lei in un coro. Queste, le bolognesi, sono quasi tutte donne, ed è una donna la direttrice. Hanno cantato loro: canzoni popolari, direi tutte in dialetto, con tutta la forza dei canti di lavoro, delle canzoni d'amore spesso messe in bocca ad una ragazza che si confida con la madre, l'amica, ... con tutta la forza, l'allegria, il corpo che ci mettevano loro, le donne di Bologna. Noi ci abbiamo cantato e ballato insieme per la gioia del pubblico, tanti amici, che gremiva la bellissima sala della Casa degli Italiani di Barcellona.


Trascrivo solo una delle canzoni, particolarmente bella: misteriosa e quasi direi incompleta. Una canzone che parla del vincolo tra madre e figlia come qualcosa di affermativo, importante e duraturo.

Mi dispiace che il testo solo non renda la bellezza e l'emozione di questa vecchia canzone cantata e vissuta ieri, primavera inoltrata nella città...


Don don din don
don din don din don nanì.

E la mi mama l'è 'na bona dona
E 'nca mè son la so fiola
la m'ha cumprà una vistina nova
Qualched'un la pagherà.

Don don din don
Don din don din don nanì.

E la mi mama l'è una bona dona
E 'nca mè son la so fiola.
La m'ha ciamè per sempre la so fiola

e per sempre lo sarò,

Don don din don
don din don din don nanì.


martedì 15 maggio 2007

valeria parrella

(Valeria Parrella. foto dalla pagina linkata. Effettivamente ha un bel sorriso)


Ho appena aggiunto un link tra i miei link amici: la narratrice Valeria Parrella. Insegnante di lingua, mi trobo a dover fare leggere agli alunni, compito difficile, non solo perché i loro gusti non sono i miei (differenze di età, di patroni culturali, di interessi...), ma anche e soprattutto perché la maggioranza legge poco e niente, ha letto poco e niente in nessuna lingua. Oppure hanno letto: I pilari della terra, Il Codigo da Vinci ( e va già bene), "un libro in italiano di cui non ricordo il nome"... Stephen King. Beh, sembra invece che Per grazia ricevuta, il secondo libro della Parrella, portata in classe dalla mia collega, abbia avuto un successone. Me lo sono fatta imprestare anch'io e confermo: meravigliosa!

Mi sono fatta arrivare attravverso ibs Mosca più balena, ho cercato su google chi ne parlasse... Ho trovato questa pagina -personale?- in cui si stabilisce un dibattito sulle virtù della sua letteratura
Vi troverete il solito dibattito: ma non è un po' esagerato il successo che ha avuto questa donna con solo due libri pubblicati? Ma non sarà la solita raccomandata? È una borghese, di classe alta e bla bla.
È possibile che si parli solo di letteratura in termini di successo e di classe sociale?

Per me è evidente che alcuni interventi dimenticano la cosa essenziale per me e per tante lettrici (e per qualche lettore, mi auguro): i personaggi femminili di Parrella sono davvero figure nuove, consapevoli, padrone del loro destino, sia quale sia il ruolo che abbiano deciso di assolvere. Sono viste attravverso gli occhi di una donna che non si lascia accattivare da modelli maschili pretesamenti neutri.`Sono personaggi che danno la sensazione di essere "veri" e che allo stesso tempo propongono sempre realtà vincenti. Non sono ricche, famose, belle o viziate dal destino, ma sanno inventarsi la propria vita malgrado tutto e tutti.
Credo che le donne siamo stufe di leggere di donne perdenti, alcoolizzate, invecchiate, sottomesse e tristi. Le donne di Valeria non sono nè donne in carriera, nè bambole, nè sedutrici, nè depresse ... Tiriamo un lungo respiro e ci riconosciamo -finalmente!- in queste donne che si vivono in prima persona, che decidono, che fanno e che (ci) sanno fare, e che sanno ridere anche di sè stesse...
E poi c'è il linguaggio, il rapporto teso tra italiano e dialetto ben usato e ben dosato. E l'ironia. E le storie. E la poesia. Una poesia inattesa, sorprendente. Chi avrebbe osato paragonare il profumo del sonno di un bambino ad una mela gratuggiata? Lei l'ha fatto. E chi paragonare le fantasie infantili di una bambina all'atteggiamento della madre che si aggrappa alla illusione?
E c'è il ritmo, perfettamente studiato. E le riflessioni, fatte come en passant... E poi c'è anche Napoli, una Napoli che non si rassegna a ripetere il propri luoghi comuni...
Veramente ammirevole. Di che cosa vi stupite? Cos'altro volete dalla vita? E dalla letteratura?