domenica 23 luglio 2017
martedì 14 aprile 2015
venerdì 3 ottobre 2014
martedì 30 agosto 2011
chiudere per iniziare
So anche che non voglio una sede per esprimere i miei pareri sulle letture in italiano: casomai mi devo creare un altro spazio che non vorrei virtuale.
Chiudo allora per inziare, come segnale simbolico anche che devo porre limiti alla mia disponibilità di tempo di lavoro. Ci sono altre cose al mondo che mi interessano e che mi prendono e ci voglio dedicare le energie che si espargono di qua e di là senza accorgermene e senza frutti.
È stato bello fin che è durato ma tutte le cose al mondo hanno una data di scadenza ed è giusto e meglio che così sia.
Tanti auguri per il futuro e tante cose belle e nuove a tutti voi.
martedì 3 maggio 2011
I cinesi sono differenti

Dopo alcuni anni ho provato a leggere scrittori e devo dire soprattutto scrittrici come se fossero delle amiche. Provate a farlo: cambia tutto. Non è che puoi essere amica di ogni scrittore o scrittrice, ma sì di quelli che hai scelto di leggere.
Sono già alcuni anni che i libri che scelgo di leggere sono statti scritti da degli amici. Non nel senso che, mi direte, se ti metti a considerari amici tutti... No, sono davvero i miei amici, le mei amiche, che scrivono dei libri. Questo li fa diventare gente del mestiere, lasciando a parte la diffusione dei loro libri ed il nome che riescano o meno a farsi, che questo è già un altro discorso.
Oggi volevo parlarvi del libro che ha appena pubblicato un amico, Marco Croci, dopo i suoi diversi soggiorni in Cina, con Maria Weber, che della Cina aveva fatto la sua materia di studio senza smettere di provarci però l'incanto, l'ammirazione. Il titolo, "I cinesi sono differenti" --tra di loro? rispetto a "noi" occidentali? Ambedue le cose!--, allude al fatto che per lo sguardo straniero tutti gli orientali sembrano assomigliarsi, così come sarà vera l'affermazione reciproca: anche noi occidentali saremmo sicuramente tutti uguali per gli occhi orientali.
I testi riuniti nel volume percorrono, dall'osservazione di aspetti vari della realtà: la casa, il cibo, arrivo all'aeroporto, ballo in piazza, visita al museo, ... attraverso lunghi e a volte non semplici da percorrere, meandri, altri testi di esperti sulla situazione politica e sociale della Cina, dottrina taoista, testimonianze di altri viaggiatori, riflessioni da esperto coaching imprenditoriale quale è il nostro autore,... fino ad arrivare ad una certa sintesi --sembra-- confuciana, fino ad una certa intesa speranzosa della differenza, mai da rifiutare o da negare, anche se minacciosa, strana, apparentemente a volte anche squallida.
La danza è a volte difficile da eseguire insieme allo scrittore, come se la nostra fatica corrispondesse alla sua prima di aver fatto lo sforzo di elaborare la sua esperienza per rendercela e rendersela comprensibile, ma lui ci è riuscito, chissà se noi lettori e lettrici saremo all'altezza.
A libro chiuso, mi chiedo dov'è la presenza, mai esplicitata se non nella Dedica e nelle parole di apertura, di Maria, e mi rispondo che la sua presenza è ovunque, anche se la sua storia non viene qui narrata --c'era qui, in questa scena, non c'era...? Maria, motore, motrice, matrice di queste storie... Maria, che c'era, eccome, anche lei, in presenza od in assenza.
Materia chissà, di un altro libro, forse un libro che non sarà mai scritto.
lunedì 2 maggio 2011
festeggiare ...cosa?
Le celebrazioni popolari dell'evento per le strade mi fanno venire la pelle d'oca. Sarà finito con lui l'islamismo integrista? Dopo di lui non ci saranno più fanatici o, per il contrario, la sua morte ne potrebbe trascinare altre, come prevedono questi incoraggiamenti a chiudere ambasciate e rappresentazioni degli USA nel mondo per timore delle rappresaglie? O è una tecnica per ricordarci che "i nemici sono sempre in agguato" e che bisogna sempre uccidere o /ed essere uccisi? Ho sempre esitato nel festeggiare la morte di qualcuno, nessuna morte.
Così non finisce mai la guerra, così si va avanti con una civiltà che incoraggi, più che prevede, la guerra.
Proggettavo un post con commenti su letture di libri scritti da amici, o letture di libri letti come se fossero scritti da amici, ma sarà per un'altra volta.
Spero.
giovedì 24 febbraio 2011
Libia
In Libia parlano di dieci mila morti. Non si contano i feriti, che possono morire domani.
Oggi sono una donna libica.
venerdì 18 febbraio 2011
martedì 15 febbraio 2011
Baaría
Torno contenta dopo aver visto Baaría. Ho capito un po' di cose: una delle più importanti, com'è rigida ed insapore la lingua standard, com'è autoritaria in confronto al dialetto, alla lingua viva.
Ho anche capito cos'è un bombardamento sopra la popolazione civile che ha solo un buco dove ripararsi. Non che non lo sapesse, ho avuto da piccola i racconti di mia madre, ripetuti, però oggi l'ho capito come non prima: io ero lì (la magia del cinema?).
Ho goduto con la poesia dei ricordi di un bambino, con la messa in scena, con la ironia e con i sorrisi che scaturiscono dall'ingenuità, dalla verità della gente...
Ho trovato solo la mancanza dello sguardo femminile. Perché non c'è assolutamente la traccia di Dacia Maraini, bagheriota anche, lei, che su Bagheria ci ha scritto --Guttuso non mi risulta, a parte dipingere quel benedetto polpo-- prima che al signor Tornatore gli venisse in mente di farne un film. Strani, questi intellettuali: è che l'esperienza di una bambina non poteva aggiungere niente a quella del bambino? Come putroppo spesso, il punto di vista maschile viene spacciato per l'unico, universale, ed è un punto di vista che ci colloca dalla parte degli oggetti. Belli, ma non soggetti. Occasione persa ancora una volta!
Bella l'ambientazione, belli e bravi i comunisti di una volta, bello il cinema che riesco a capire e a sentire mio. Che felicità!
lunedì 24 gennaio 2011
Fuori classe
"Fuori classe: alla scoperta della scuola Pubblica", leggo in un articolo del giornale. La fiction arrivata ieri in Tv con la ciliegina della littizzeto come protagonista. Un anno di riprese per seguire gli impegni dell'atrice televisiva. Ispirata ad un testo di Domenico Starnone con il figlio Federico come coregista.
Ma perché vedere Fuori classe ti fa subito venire nostalgia di La scuola, firmata Lucchetti? Perché la professoressa Passamaglia, definita come una "donna intelligente, autonoma, ironica" dagli articoli del giornale deva essere nervosa e tesa, guidare come un uomo (cioè, senza smettere di imprecare ed insultare gli altri conducenti, in una Torino poi dove c'è una sola corsia di macchine che procedono tranquille ed ordinate)?
Perché deve, in un solo capitolo:
a) bruciare il pane nel tostapane
b) fare un buco nello schermo della Tv buttandoci addosso il telecomando
c) riuscire a fare cadere l'unica copia delle chiavi di casa nel buco dell'ascensore
d) essere incapace di fare funzionare la macchinetta del caffè a scuola
e) e, quello che è ancora più grave, essere incapace di gestirsi neanche un minuto il rapporto col figlio quattordicenne?
Questo vuol dire essere ironiche, o piuttosto vuol dire fare ridere di sè? E poi mi piace questa scuola dove:
a) Il bidello la fa da padrone assoluto (sapevan tutti)
b) Il vicepreside sembra uscito da un film sulla mafia
c) Anche il giovane precario, ma in giovane e bellino
d) L'insegnante vicina al pensionamento sembra vicina ai settant'anni
e) L'insegnante carina è incasinata
d) Quella d'inglese non riesce a farsi ascoltare dalla classe (ormai diciotteni) neanche per un minuto neanche il primo giorno di scuola ..., e chi più ne ha più ne metta.
Non sono TROPPI luoghi comuni messi insieme?
Che valore ha come immagine della scuola questo squallido panorama?
Come direbbe la mia classe delle sette... Mah!
mercoledì 1 dicembre 2010
perché non mi è piaciuto Io sono l'amore
I 120 minuti della mia vita, sprecati, li ho passati a visionare "Io sono l'amore", una favola che ci dice che anche i ricchi piangono e che l'unico personaggio da salvare è la donna russa (immigrante?), che ritorna alla natura patria persa grazie all'uomo della sua vita nell'entroterra di san Remo che si raggiunge dopo non so quante curve con un camioncino fatiscente su cui anche noi abbiamo cavalcato fino a soffrire il mal di mare e i conati di nausea, grazie alla sperimentazione della camera posta sulla spalla, immagino dell'addetto ai lavori.
Faccio una frase così lunga nella speranza di riuscire a farvi venire anch'io il mal di mare, così apprezzano il mio stile di scrittura, come sembrerebbe che dobbiamo apprezzare lo stile filmico...
La finiranno mai questi registi maschi di dirci che l'unica salvezza possibile per noi donne sta nelle braccia di un bel maschio DOC, popolano e contadino, anche se ci prova -grande talento- con la cucina creativa?
Finché noi ci andremo, a vedere i loro film, e ci sia chi ne ammira le fantasie, credo proprio di no.
Non ci andate, che è meglio.
Avanzo di illustrarlo con immagini, caso mai qualcuno lo intendesse come incoraggiamento ad andare a vederlo.
martedì 5 ottobre 2010
martedì 13 luglio 2010
Rosella Milone

Nel mio solito modo disordinato e felice. Come incontro le amiche: parlo al telefono con una, faccio piani di vederci con un'altra, scrivo una bella letterina elletronica ad una terza, penso che devo assolutamente farmi viva con un'altra ancora... Così con i libri: inizio, mollo, riprendo, rileggo, scopro, lascio a metà...
Ieri notte ho finito il primo dei racconti di Prendetevi cura delle bambine, di Rosella Milone...
(continua in un altro momento)
sabato 3 luglio 2010
estate
Mi rendo conto solo a corso ultimato quanto sia impegnativo questo nostro lavoro, quanto coinvolgenti i rapporti, come sbaglia che si illude che noi si insegni solo lingua straniera.
Una collega mi dice che il corso estivo va a gonfie vele: l'insegnante (maschio) è indipendente, organizzato, e per di più carino!
Vorrei essere anch'io un bel insegnante che fa sognare le ragazze ... ed invece posso solo essere la mamma delle alunne, seria, un po' brontolona, ormai stanca e ognitanto assillata dalle pretese degli utenti, come spesso vengono chiamati alunne ed alunni.
Pazienza ed affrontiamo la verità. Per ora, buon' estate a tutti.
mercoledì 9 giugno 2010
9 giugno
La jacaranda davanti alla finestra dello studio dove ora scrivo sta per sbocciare in fiori azzurri. Sarà la prima volta nei cinque anni che abitiamo questa casa con giardino comunitario.
Di che cosa dovrei parlare, dello sciopero di ieri, della macchia di petroleo del Golfo del Messico, delle misure di riduzione della spesa pubblica della Merkel, che tra l'altro ha toccato i numeri dell'esercito? Tutte cose che ho sentito alla radio mentre accompagnavo, come dicevo, mio figlio al treno...
Insomma, la vita ci circonda.
domenica 2 maggio 2010
Ero distratta...
Non so con che cosa mi sono distratta... credo di essermi addormentata alla fine di settembre, che iniziavamo le lezioni (facce nuove, facce già conosciute, un via vai di sorrisi, ciao, hai un momento per me?, senti, io,... ) ed ora che mi sveglio siamo già a maggio e sta finendo l'anno scolastico, che è poi il mio anno, il mio tempo da quando avevo cinque anni e mi hanno finalmente portata a scuola -non ne potevo più, di casa, io figlia unica, da sola con la mi mamma e la nonna-... sta finendo l'anno scolastico e poi tutti quei rapporti da cui è intessuta la vita di tutti i giorni, le classi, gli alunni, spariscono per me ed io per loro.
Intanto che crediamo di stare, noi, aiutando ad imparare qualcosa -una lingua- e di stare lì per impararla (gli alunne, le alunne, loro), qualcos'altro, la vita? sta circolando tra di noi. Passiamo ore ed ore insieme, a litigare con i testi, con i fogli in mano, muovendo sedie (mai ben collocate a gusto mio), sparlando della qualità dell'immagine del video, allegando poi documenti via Internet, fornendo spiegazioni, ... loro: Non son potuta venire ieri ... posso fare il controllo del libro mercoledì? - Questo?, noi, No, tra quindici giorni ...
Ci vediamo tra di noi più ore di quante vediamo figli, compagni o compagne, suocere, mamme, ... Va a finire che, delle alunne, degli alunni, ne sappiamo più che dei propri compagni, figlie e papà:
Chi ha subito un intervento, chi ha trovato finalmente lavoro, chi sono già nove mesi di disoccupazione; ad una le è morta la madre, all'altro la moglie gli si è ammalata. Chi ha il cane, chi ha adottato una gattina; chi sparisce perché deve seguire il figlio durante il pomeriggio a casa, chi sta preparando un lungo viaggio, chi ha consociuto qualcuno di molto particolare, chi si sta separando, chi sa cucinare chi la cucina non ce l'ha ancora nella casa nuova, chi scrive, chi ha iniziato un corso di medicina naturale... Chi si è laureata, chi ha un fratellino e lo accompagna a scuola, chi fa i compiti in cucina, ...
Tutte queste cose ed altre sappiamo ed altre ancora le intuiamo, crediamo di saperle quella volta che in classe c'è stata una parola più alta dell'altra, un discorso ara parlaré en català perquè m'entengueu tots..., eggià, quell'altra volta che non siete arrivati all'ora di sempre e quando avete detto che preferivate lavorare da soli...
E di colpo, maggio, ed ognuno parte per la sua strada. E noi accoglieremo altri studenti l'anno prossimo, e voi altre cose (forse un'altra volta un corso d'italiano) perché bisogna cambiare nella vita e mai fermarsi, e tutto questo si sta già preparando ora, che siamo solo a due maggio, e lo so, sarà come sempre, non so veramente, non saprei dire che cosa mi ha fatto distrarre...
sabato 1 maggio 2010
"Demà" piove!
Infatti, domani, cioè, oggi, è piovuto. Buon primo maggio dei lavoratori, delle lavoratrici.
domenica 18 aprile 2010
scrivere
Già, mi viene da dirgli, succede.
Il blogghista di cui sopra è anche poeta ed è stato anche premiato (con premi veri, quelli con tanto di pubblicazione e soldini). Mica mi verrà dire che riceve numerosi complimenti e felicitazioni per la sua attività e men che meno commenti delle poesie... È dura, la vita, come suol dire il nostro Jaume Cabré, che ora forse ha saputo del miele del successo, ma duramente guadagnato,... e dura è l'attività dello scrivere: è tempo, è fatica, è scelta: mentre scrivi non fai un'altra cosa che forse ti fruterebbe un instantaneo godimento, approvazione.
Scrivevo ... o scrivo? anch'io un blog e sicuramente c'è qualcuno dall'altra parte che mi legge e tace. Per no saper cosa dirne, per non sentirne il bisogno, per non sentire ahimè la mia richiesta: "Che ve ne pare?" Quando non mi mancano i commenti poi, mi manca essere stata capita come io vorrei. Proprio come, viene da dire, proprio come nella vita!
Sicché... pazienza cari miei e pazienza mia cara. Il blog rimane tuttavia un cassetto pieno di testi, una piccola o grande memoria dove andare a cercare cose perdute o quasi dimenticate, testi che posso rileggermi sempre che li avrò dimenticati.
Dopo tutto, che pretendiamo, se ci sono al mondo tanti scrittori e così pochi lettori che non scrivano anche loro?
giovedì 18 marzo 2010
domenica 14 marzo 2010
Gelsomina
A volte vorresti scrivere su un’impressione ed un giudizio che ti sembrano vivissimi come si scrivono i sogni al mattino presto, prima e per paura di dimenticarli…
Ieri ho visto, insieme a mio figlio, La strada, poco dopo essere andata con gli alunni al Caixafòrum dove è esposta la mostra dedicata a Fellini.
Seduta io, lui sdraiato sui divani, abbiamo accompagnato ‘sta donna, Gelsomina, soffrendo con lei da casa. Mio figlio si lamentava: “Io capisco personaggi cattivi, ma non reggo un personaggio come Lei... “. Poi durante la notte io ci ho riflettuto
Ma, chi è questa donna, Gelsomina?
La proiezione del desiderio maschile: la purezza, l’autenticità, l’offrenda di se stessa, ... Gelsomina trova il proprio luogo nel mondo nell’esistere per l’uomo (“Se non ci stai tu insieme, chi ci sta?” le dice l’Angelo).
Non sa cucinare, non è bella (“sembri un carciofo”... pur sempre un fiore è, ma chi se ne ricorda?), è magra, non le piace nemmeno fare all’amore... che vuole ‘ sta donna? E a che serve ‘sta donna? È la ragazzina –madre (la madonna?) del bambino-uomo, poveraccio lui, ubriacone, violento, che va con le donne (ce le ha tutte, perbacco!)
Lei, la donna dedicata a lui, grandi occhi di meraviglia, in cui si legge l’allegria e la tristezza, due lacrimucie a volte. La donna venduta dalla madre, badate bene, alla morte del padre, per avere in casa una bocca meno da sfamare (non era la morte della madre, che getta Cenerentola in braccio alla disgrazia?)
Cos’ha avuto da questo suo uomo dal nome strano, Zampanò? Un capotto ed un paio di scarpe, un piatto a tavola ed un posto per dormire al freddo. Quando decide di scappare gliele riconsegna...
Non riceve aiuto da nessun uomo. L’Angelo è chiamato così, non perché faccia il funambolo, non crediate, ma perché non sembra avere nessun interesse sessuale nella ragazza. Non sa perché Zampanò gli sta sulle palle e non se lo chiede (da uomo a uomo...). Questo fatto gli costerà niente meno che la vita. Lui stesso riporterà Gelsomina dal suo carnefice all’uscita dal carcere. È lui a dare un senso allo stare con lui: “Se non ci stai tu con uno come lui...” L’Angelo è “il matto” perché non è un uomo come gli altri. È allegro, per esempio...
Le altre donne del film: la madre, la suorina, la ragazza del bar, le donne del circo che cercano sì di aiutarla...
“Lui l’amava” ci dice il film. “La maté porque era mía”, sentivamo dire una volta. Per quello lui ... cinque anni dopo! Torna dalle sue parti e chiedere di lei e della sua fine, e va a piangere la loro sorte sulla sabbia della spiaggia, ubriaco fradicio e fatalmente solo: un disgraziato, naturalmente. Un disgraziato che ha solo saputo provocare dolore e la scomparsa dell’Altro, dell’altra.
Gelsomina è l’innocenza: prima venduta / acquistata per pochi soldi, poi violentata, fatta impazzire dal dolore, ammutolita, assassinata, eliminata. Ridotta lei a piangere come una bestiolina, deprivata una volta ed un’altra da tutte le cose che le fanno piacere, dalle cose belle che sa fare: “ho piantato i pomodori”.
Concludo: La strada non è un film su due poveracci, sulla gente del circo, sulla povertà di parte degli italiani degli anni cinquanta,... ora noi lo vediamo e lo viviamo come una favola sui sopprusi che la donna, specialmente se povera, se sola, nella relazione eterossessuale, accetta e subisce.
Chissà la donna, Giulia, Giuliettta, se è stata felice di far la musa di un genio, questa donna piccolina, con l’aria da ragazzino, così lontana dalle fantasie del marito regista, quelle donne enormi, tutte culo e tette, fantasmi divoranti materni o prostitute... Chissà, ma quello che rimane è Gelsomina, che ci ha suggerito queste parole e di cui sicuramente tante ragazze oggi si saprebbero così lontane.
