martedì 11 marzo 2008

11 M


Era presto quando squillò il telefono. Era la mia amica Joana, che aveva ricevuto una chiamata di Maria, la signora rumena che ci aiutava tutt'e due in casa: suo marito era alla stazione di Atocha, aveva perso il suo solito treno; aveva parlato molto agitato... stava bene, c'era stato un attentato. Grosso. Morti, feriti...

Quella mattina mia figlia non doveva andare all'università non so per quale motivo, G. era a casa, io lavoravo solo nel pomeriggio. Mio figlio non era ancora uscito di casa e, saputa la notizia, non andò a scuola.

Abbiamo acceso la tivù. Le immagini erano agghiaccianti. Con la sola telefonata non c'eravamo resi conto della gravità dell'accaduto. Subito ci è venuto in mente di rassicurare i nonni in Italia. Le linee erano bloccate. I cellulari non prendevano linea. Per un po`non abbiamo potuto comunicare con nessuno. Poi si sono ristabilito i canali. In Italia avevano già sentito: si parlava di un attacco fatto da integralisti. Da noi si parlava solo di una certa banda armata di provenienza interna.

La Tv presentava immagini sempre più tremende, e cifre in continuo aumento.

Il telefono cominció a squillare e squillò per tutto il giorno. amici, parenti, conoscenti volevano essere convinti che ad Atocha non ci trovavamo anche noi ... Ci si parlavo poco per lasciare spazio ad altre chiamate, ad altre persone. Al lavoro, i colleghi erano andati a donare sangue per i feriti.

Non funzionavano i mezzi in città. Credo di avere preso nel primo pomeriggio la corriera dal paese vicino alla Sierra dove stavamo fino ad Argüelles e dovetti camminare fino a Cibeles per recarmi a lezione: se c'era qualcuno non volevo che fossero soli. Almeno parlarci tra di noi.

C'era sì qualcuno: intontiti, indignati, tristi, stupiti, annientati, ma siamo stati vicini ed abbiamo parlato. Poi ognuno si è avviato. Io ho rifatto la stessa strada con la corriera verso casa.

La tv continuava a negare l'ipotesi terrorista internazionale.

E l'indignazione saliva e saliva.

Ora son passati quattro anni.

Quattro anni già da una giornata che cambiò la vita di tante persone. Me ne sono ricordata tutt'a un tratto e così mi sono spiegata un diffuso malessere che mi trascinavo da stamane presto,... come se il corpo servasse un ricordo di emozioni e sgomento passati. Come fosse una memoria impressa.

3 commenti:

Gli amici di Georges (Brassens) ha detto...

A non dimenticare Atocha, né il World Trade Center, né il metro a Londra, ne il treno a Bombay... questa religione della "pace e la tolleranzia"... Da non credere!

Il trio Lalala ha detto...

Io sono stata a Londra, quando gli attentati di Madrid sono accadute. Non poteva crederlo! Le notizie non sono state molto chiare su ciò che era accaduto e chi è stato responsabile. A Londra tutti erano convinti che fosse Al-Kaeda .. Ho provato a chiamare i miei amici a Madrid, ma è stato impossibile. Devo ammettere che mi è stato sollevato quando ho scoperto che i bombardamenti non erano come a New York, ma allo stesso tempo mi sentivo triste. Quando gli attentati di Londra sono accadute per fortuna io non abitavo più a Londra! Ma ho iniziato a pensare a come sarebbe stato se fosse io, io su quel treno o su quel autobus ... Dobbiamo essere grati per ogni giorno che abbiamo!

La

Alfonso ha detto...

Adesso leggo questo post, io solsamente ti ringrazio per la tua valentia raccontando questa situazione violenta.

Saluti