martedì 30 agosto 2011

chiudere per iniziare

Ho pensato, prima di iniziare l'anno scolastico 2011-2012 --che impressione, scriverlo per la prima volta!-- chiudere questo blog. Ora ne so l'esperienza compiuta e so che non la ripeterò con eventuali altri gruppi di alunni.

So anche che non voglio una sede per esprimere i miei pareri sulle letture in italiano: casomai mi devo creare un altro spazio che non vorrei virtuale.

Chiudo allora per inziare, come segnale simbolico anche che devo porre limiti alla mia disponibilità di tempo di lavoro. Ci sono altre cose al mondo che mi interessano e che mi prendono e ci voglio dedicare le energie che si espargono di qua e di là senza accorgermene e senza frutti.

È stato bello fin che è durato ma tutte le cose al mondo hanno una data di scadenza ed è giusto e meglio che così sia.

Tanti auguri per il futuro e tante cose belle e nuove a tutti voi.

martedì 3 maggio 2011

I cinesi sono differenti


[immagine da internet]

Molto tempo fa avrei voluto conoscere scrittori e scrittrici ed essergli amica. Chissà che persone speciali dovevano essere! Avrei voluto anch'io essere una scrittrice. Forse se avessi avuto amici che scrivevano... tutto è cominciare!

Dopo alcuni anni ho provato a leggere scrittori e devo dire soprattutto scrittrici come se fossero delle amiche. Provate a farlo: cambia tutto. Non è che puoi essere amica di ogni scrittore o scrittrice, ma sì di quelli che hai scelto di leggere.

Sono già alcuni anni che i libri che scelgo di leggere sono statti scritti da degli amici. Non nel senso che, mi direte, se ti metti a considerari amici tutti... No, sono davvero i miei amici, le mei amiche, che scrivono dei libri. Questo li fa diventare gente del mestiere, lasciando a parte la diffusione dei loro libri ed il nome che riescano o meno a farsi, che questo è già un altro discorso.

Oggi volevo parlarvi del libro che ha appena pubblicato un amico, Marco Croci, dopo i suoi diversi soggiorni in Cina, con Maria Weber, che della Cina aveva fatto la sua materia di studio senza smettere di provarci però l'incanto, l'ammirazione. Il titolo, "I cinesi sono differenti" --tra di loro? rispetto a "noi" occidentali? Ambedue le cose!--, allude al fatto che per lo sguardo straniero tutti gli orientali sembrano assomigliarsi, così come sarà vera l'affermazione reciproca: anche noi occidentali saremmo sicuramente tutti uguali per gli occhi orientali.

I testi riuniti nel volume percorrono, dall'osservazione di aspetti vari della realtà: la casa, il cibo, arrivo all'aeroporto, ballo in piazza, visita al museo, ... attraverso lunghi e a volte non semplici da percorrere, meandri, altri testi di esperti sulla situazione politica e sociale della Cina, dottrina taoista, testimonianze di altri viaggiatori, riflessioni da esperto coaching imprenditoriale quale è il nostro autore,... fino ad arrivare ad una certa sintesi --sembra-- confuciana, fino ad una certa intesa speranzosa della differenza, mai da rifiutare o da negare, anche se minacciosa, strana, apparentemente a volte anche squallida.

La danza è a volte difficile da eseguire insieme allo scrittore, come se la nostra fatica corrispondesse alla sua prima di aver fatto lo sforzo di elaborare la sua esperienza per rendercela e rendersela comprensibile, ma lui ci è riuscito, chissà se noi lettori e lettrici saremo all'altezza.

A libro chiuso, mi chiedo dov'è la presenza, mai esplicitata se non nella Dedica e nelle parole di apertura, di Maria, e mi rispondo che la sua presenza è ovunque, anche se la sua storia non viene qui narrata --c'era qui, in questa scena, non c'era...? Maria, motore, motrice, matrice di queste storie... Maria, che c'era, eccome, anche lei, in presenza od in assenza.
Materia chissà, di un altro libro, forse un libro che non sarà mai scritto.

lunedì 2 maggio 2011

festeggiare ...cosa?

Oggi ci siamo svegliati con la notizia della morte di un famoso e ricercatissimo, dall'11 settembre, terrorista in uno scontro / agguato? con le forze statunitensi. Con tanto di foto del cadavere trucidato.
Le celebrazioni popolari dell'evento per le strade mi fanno venire la pelle d'oca. Sarà finito con lui l'islamismo integrista? Dopo di lui non ci saranno più fanatici o, per il contrario, la sua morte ne potrebbe trascinare altre, come prevedono questi incoraggiamenti a chiudere ambasciate e rappresentazioni degli USA nel mondo per timore delle rappresaglie? O è una tecnica per ricordarci che "i nemici sono sempre in agguato" e che bisogna sempre uccidere o /ed essere uccisi? Ho sempre esitato nel festeggiare la morte di qualcuno, nessuna morte.

Così non finisce mai la guerra, così si va avanti con una civiltà che incoraggi, più che prevede, la guerra.

Proggettavo un post con commenti su letture di libri scritti da amici, o letture di libri letti come se fossero scritti da amici, ma sarà per un'altra volta.

Spero.

giovedì 24 febbraio 2011

Libia

Ora, se un@ di noi morisse in questo preciso momento, ed ancora di più, di morte violenta, almeno cinque persone ne rimarrebbero sconvolte; dieci, profondamente toccate; venti, commosse; cinquanta impaurite. La vita di queste prime cinque persone sarebbe cambiata per sempre... Vado avanti?

In Libia parlano di dieci mila morti. Non si contano i feriti, che possono morire domani.

Oggi sono una donna libica.

venerdì 18 febbraio 2011

martedì 15 febbraio 2011

Baaría



Torno contenta dopo aver visto Baaría. Ho capito un po' di cose: una delle più importanti, com'è rigida ed insapore la lingua standard, com'è autoritaria in confronto al dialetto, alla lingua viva.

Ho anche capito cos'è un bombardamento sopra la popolazione civile che ha solo un buco dove ripararsi. Non che non lo sapesse, ho avuto da piccola i racconti di mia madre, ripetuti, però oggi l'ho capito come non prima: io ero lì (la magia del cinema?).

Ho goduto con la poesia dei ricordi di un bambino, con la messa in scena, con la ironia e con i sorrisi che scaturiscono dall'ingenuità, dalla verità della gente...

Ho trovato solo la mancanza dello sguardo femminile. Perché non c'è assolutamente la traccia di Dacia Maraini, bagheriota anche, lei, che su Bagheria ci ha scritto --Guttuso non mi risulta, a parte dipingere quel benedetto polpo-- prima che al signor Tornatore gli venisse in mente di farne un film. Strani, questi intellettuali: è che l'esperienza di una bambina non poteva aggiungere niente a quella del bambino? Come putroppo spesso, il punto di vista maschile viene spacciato per l'unico, universale, ed è un punto di vista che ci colloca dalla parte degli oggetti. Belli, ma non soggetti. Occasione persa ancora una volta!

Bella l'ambientazione, belli e bravi i comunisti di una volta, bello il cinema che riesco a capire e a sentire mio. Che felicità!

lunedì 24 gennaio 2011

Fuori classe


"Fuori classe: alla scoperta della scuola Pubblica", leggo in un articolo del giornale. La fiction arrivata ieri in Tv con la ciliegina della littizzeto come protagonista. Un anno di riprese per seguire gli impegni dell'atrice televisiva. Ispirata ad un testo di Domenico Starnone con il figlio Federico come coregista.

Ma perché vedere Fuori classe ti fa subito venire nostalgia di
La scuola, firmata Lucchetti? Perché la professoressa Passamaglia, definita come una "donna intelligente, autonoma, ironica" dagli articoli del giornale deva essere nervosa e tesa, guidare come un uomo (cioè, senza smettere di imprecare ed insultare gli altri conducenti, in una Torino poi dove c'è una sola corsia di macchine che procedono tranquille ed ordinate)?

Perché deve, in un solo capitolo:


a) bruciare il pane nel tostapane
b) fare un buco nello schermo della Tv buttandoci addosso il telecomando
c) riuscire a fare cadere l'unica copia delle chiavi di casa nel buco dell'ascensore
d) essere incapace di fare funzionare la macchinetta del caffè a scuola
e) e, quello che è ancora più grave, essere incapace di gestirsi neanche un minuto il rapporto col figlio quattordicenne?


Questo vuol dire essere ironiche, o piuttosto vuol dire fare ridere di sè?
E poi mi piace questa scuola dove:
a) Il bidello la fa da padrone assoluto (sapevan tutti)
b) Il vicepreside sembra uscito da un film sulla mafia
c) Anche il giovane precario, ma in giovane e bellino

d) L'insegnante vicina al pensionamento sembra vicina ai settant'anni
e) L'insegnante carina è incasinata

d) Quella d'inglese non riesce a farsi ascoltare dalla classe (ormai diciotteni) neanche per un minuto
neanche il primo giorno di scuola ..., e chi più ne ha più ne metta.

Non sono TROPPI luoghi comuni messi insieme?

Che valore ha come immagine della scuola questo squallido panorama?


Come direbbe la mia classe delle sette... Mah!